sabato 6 gennaio 2018

Bruno Brunini presenta la sua ultima raccolta di poesie "Enclave" sabato 13 gennaio ore 18 al Graf, Aperitivo poetico, Piazza Spadolini 3 Bologna



 



Sabato 13 gennaio 2018 ore 18
al Graf di San Donato
p.zza Spadolini 3, Bologna



 

Aperitivo poetico
Presentazione dell'ultima raccolta di poesie di Bruno Brunini “Enclave”(La Vita Felice, 2017)
con l'autore intervengono: Carla Castelli e Luigi Perillo





Ingresso libero e gratuito
                                                           www.grafsandonato.it








mercoledì 20 dicembre 2017

Un libro da consigliare per Natale: Matteo Fais L'eccezionalità della regola e altre storie bastarde (Robin Edizioni)



“Ma era vero, avevo un aspetto fiacco, a vedermi facevo cascare le braccia. Mangiare un piatto di spaghetti, o stendermi e morire, erano cose che avrei fatto con lo stesso slancio.”
Cinico e disperato, grottesco e nichilista. Segnato da una sessualità parossistica, priva di erotismo e sentimento. Con una presenza diffusa e inquietante delle nuove tecnologie. “L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde” è insieme un romanzo breve e una raccolta di racconti. Un casellario di vite sbalestrate e disilluse, di personaggi attualissimi: adolescenti incerti, perdenti autoironici, uomini traditi, mogli incapaci, alcolizzati e disoccupati alla deriva. Gente dalla volontà svuotata e insolenti bastardi con una visione bislaccamente deforme del mondo. Narrazioni distorte e acide, in cui a prevalere è l’antagonista. Filo conduttore una inettitudine generale alla vita attiva nel nostro tempo. Ma se è vero che a trionfare è la negatività e nessun “amore”, o grande sogno, potrà aprire il lettore a false speranze, su tutto permane però l’ironia, impertinente, bizzarra e spassosa. Un’aria fresca e irriverente che dona colore a un libro traumatico e graffiante, profondamente ispirato all’Houellebecq di “Estensione del dominio della lotta” e a “Il solitario di Ionesco”.














domenica 17 dicembre 2017

Iran: medico Djalali condannato a morte Accusato di spionaggio, aveva lavorato in università piemontese - Amnesty International continua a trasmettere appelli alle autorità iraniane chiedendo l’annullamento della condanna


  - Ahmadreza Djalali, il medico iraniano arrestato a Teheran lo scorso anno con l'accusa di essere una spia, è stato condannato a morte. Lo rende noto la senatrice novarese del Pd Elena Ferrara, tra le prime a mobilitarsi nei mesi scorsi a favore del ricercatore, che per quattro anni ha lavorato all'Università del Piemonte Orientale.
    "La notizia ci è arrivata dalla moglie - dice la senatrice - e questa mattina è stata confermata dalla Farnesina. Ridaremo vigore alla mobilitazione, non ci arrendiamo".

 Un principio elementare del diritto è che nei confronti di una sentenza emessa in primo grado sia possibile presentare appello e che la persona condannata e i suoi difensori siano tenuti informati sugli sviluppi del ricorso e possano seguire tutte le sue fasi. Lo prevede lo stesso codice di procedura dell’Iran. Ma nel caso di Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano residente in Svezia e specializzato in Medicina dei disastri, questo principio non è stato rispettato.

Djalali è stato arrestato nell’aprile 2016 durante un viaggio di lavoro in Iran. È stato trattenuto nella prigione di Evin per sette mesi, tre dei quali passati in isolamento e senza poter incontrare un avvocato. Due mesi fa, a ottobre, Djalali è stato condannato a morte per “aver diffuso corruzione sulla terra”, in altre parole aver agito come spia. Secondo i suoi legali, il tribunale si è basato su prove estorte con minacce e torture (circostanze mai indagate) e la pubblica accusa non ha portato alcuna prova a conferma che l’imputato fosse una spia.

 Amnesty International continua a trasmettere appelli alle autorità iraniane chiedendo l’annullamento della condanna a morte e che sia garantito a Djajali un nuovo processo, in cui egli possa davvero difendersi dall’accusa di essere una spia.