venerdì 25 luglio 2014
mercoledì 7 maggio 2014
domenica 4 maggio 2014
“Attraverso la rete” raccolta di poesie di Giovanni Maurizi
Cercare
la traduzione delle proprie inquietudini nello scorrere della vita degli
alberi, degli uccelli, nell’inclinazione della luce, come proiezione delle
ombre, dei soprassalti, delle ricadute del proprio io, è in Maurizi un
instancabile esercizio di decodificazione delle nebbie, delle incognite del
vivere quotidiano, del passato, dell’orizzonte che può ancora profilarsi.
Un
esercizio che in ogni testo si ritrova come un’onda che si spezza
nell’indifferenza del tutto. Nel tentativo di porre dei punti fermi, di
trattenere l’oggetto del proprio sguardo, renderlo permanente, fissarlo nel
proprio obiettivo, che alle volte si esprime nello smussamento di una parola,
altre volte in un piglio particolare, nella prospettiva scelta nel porsi verso
qualcosa. Sono tratti che distinguono il passo di un poeta, e naturalmente nei
versi, in modo impercettibile, sono impressi in modo da marcare la sua unicità.
Ma
il tema che inevitabilmente ritorna
nella sua raccolta “Attraverso la rete” (Manni, 2012), è il tempo, il senso dell’essere, dell’esserci. Questo ricamo
tra lucida osservazione e profondi nessi nelle corde del proprio sentire,
intreccia nella composizione, una
rete, invisibile forse all’occhio esterno, distratto, un labirinto in cui
comunque l’autore sa muoversi agilmente.
La
rete come comunicazione? Distanza? Impedimento? O forse rete come vita
“avviluppata da reti da muri”, “Ti guardo attraverso la rete…”. E come scrive
nella poesia “Negazione del giardino”: “Non è questo il nostro tempo”, Maurizi
si pone in un fuori scena problematicamente vissuto, come luogo dove però
l’autore torna a se stesso e dove nasce, con notevole cura del verso, la lingua
della sua poesia, che in un cortocircuito rompe il silenzio e instaura il
dialogo, che induce a cercare e a interrogarsi sulle ferite del tempo e del
vivere.
Bruno Brunini
Giovanni Maurizi è
nato a Fermo e dal 1966 vive a Bologna dove ha insegnato e lavorato presso
alcune biblioteche comunali. Suoi versi sono apparsi su quotidiani e riviste.
Nel 1985 ha pubblicato Idi e nel 2006
Canti essenziali (Manni), con
postfazione di Roberto Roversi
Sensazione di gelo bipartita
Solo tu ed io vegliamo al vento gelido
della segregazione. Il magistrato
consulta le sue carte e dorme sonni
tranquilli, il caso Moro è un boccone
indigeribile per il suo stomaco
e lui vuole dormire sonni tranquilli.
La neve s'accumula in questo inverno
torpido, imbianca alta i tribunali
le prefetture, il Quirinale eminente
e tutti dormono sonni tranquilli -
carcerato mal vivo in un cunicolo
scavato negli ipogei dello stato,
trafitto da un'arma elettromagnetica
-
schiavitù per i decenni avvenire -
non posso dormire sonni tranquilli.
* * *
La strada che mi porta alla tua casa
di adesso si snoda tra piante e prati
che a settembre e a marzo sono veri
vivai di primule e ciclamini
ma io li noto appena e col cuore
che duole medito la tua essenza
di creatura aerea e terrestre –
mentre un merlo saltella sullo steccato
e il buio rode l’acero campestre.
* * *
Un flauto mitigava il mio sconforto
mentre accarezzandoti i capelli
ascoltavo un valzer di Sostakovic –
tu giocavi anima mia come potevi
a quei lievi passaggi accanto al muro
e certo meno di me t’illudevi
ai miraggi del futuro.
Il
tempo redento
Se scorgessi come il tempo si snoda
e si riannoda tra questi stessi carpini
e tigli e
aceri campestri
in questo stesso parco non intatto
ma solcato da profonde crepe
forse potrei
anche scorgere gli indizi
del destino nella calma apparente
se il sole che ci riscalda è lo stesso
che fa
marcire –
ma un filo dei tuoi capelli riluce
tra le mie dita –
se una brezza leggera può mutarsi
nel vento rapinoso che tutto schioda
alle radici.
So ciò che dici
l’usignolo dal suo
nido tra il sambuco
e le ortiche lancia il suo canto vivo
che tenero si spande
nel meriggio di questa primavera
inoltrata non sirena dei boschi
ma addolcimento di un dolore oscuro
note che sgorgano liquide e pure
nel silenzio dell’ombra
e si perdono fin dentro le macerie
della casa colonica crollata
qui accanto – e subito si risveglia
il sibilo del silenzio lungo il lieve
pendio che scende verso il fiume lontano.
Tu parli per gioco così piano
che mi devo accordare al tuo respiro
e sorridi e nel cupo arrovellarsi
del cuore imprimi la ferita più fonda
e anche il balsamo che la risana
adesso che mi guardi fissamente
e il dentro e il fuori di questa casa
scompaiono inghiottiti
nel nulla che fomenta tutto intorno
neri prodigi di dissolvimento –
e la tua mano nella mano mi salva
dai tormenti della non esistenza
dopo
questa esistenza
dal vuoto che circonda i morti e i vivi.
(Giovanni Maurizi, da Attraverso la rete, Manni, 2012)
domenica 13 aprile 2014
"Sotto il cielo di Lampedusa" recensione di "Voci Globali"
Io resto
quaggiù/ nel fondo di una casa per noi tutti/ senza ragioni e ipocrisie/ una
terra senza prigioni e un sogno sarà il mio respiro d’acqua/ un vaso di
cristallo il cuore/ accoglier la nascita di mille cavallucci non più
lamenti/ non più aprirsi e chiudersi di cancelli/ le nostre vite saranno
astucci di perle. (Io sto in
fondo al mare, di Fernanda Ferraresso)
L’antologia
poetica “Sotto il cielo di Lampedusa (Rayuela, Milano 2014) con la
prefazione di Erri de Luca , è una raccolta di poesie e testimonianze.
Un’opera e un documento che riesce a rovesciare la visione di Lampedusa e le
tragedie del Mediterraneo: da caos di disinformazione e lacrime di coccodrillo
a un messaggio preciso e forte, senza spazio per pietismi o clamori. Nei
numerosi incontri che hanno presentato l’antologia sono emersi altri progetti,
artistici e documentaristici, a cui lavorano insieme italiani e africani . Ne
esce l’emigrazione dall’Africa come esperienza eccezionale, di dolore e morte
ma se riuscita, grazie alla solidarietà, anche di rinascita. Infatti l’Homo
migrans- come lo chiama Pina Piccolo nella sua poesia, “Mediterraneo
2011: terzo capo d’accusa” è stato l’artefice della nostra civiltà, mentre
oggi 16.000 dei suoi discendenti giacciono morti nel fondo del Mediterraneo.
Mi dissero “vai”. Io ci credevo ad un mondo
fratello, alla vita… Mi [dissero "vai" questa sarà la tua battaglia,
combattila anche per noi, tu andrai per mare, non [temere il mare di cui siamo
figli anche se nati fra due sponde! Ed io salpai: l’anima raccolta fra le mani, ed un
sacchetto di semi [da germogliare nella terra che amorevolmente avrei vangato
al di là del nostro mare. (Mi dissero vai! di Grazia Maria Pellecchia)
L’antologia
nasce dal lavoro di ricerca e diffusione di poesie dall'Africa e Medio Oriente,
iniziato dal gruppo di “1oomila poeti per il cambiamento di Bologna”(100 TPC) Il gruppo fa parte
dell'omonimo 100 thousand poets for
change, creato da Michael Rothenberg e Terri Carrion.
Nel 2012 i due californiani rivolsero un appello a poeti di tutto il mondo:
unitevi e componete versi su temi sempre più sommersi dalla scena mediatica
come i diritti umani, la compassione, l'ambientalismo. Temi urgenti, che la
poesia può far vibrare fino alle corde più sensibili della gente, per creare
non solo poesie ma gruppi di attivisti. L' associazione, in espansione anche in
Italia, anima ogni anno in oltre cento nazioni diverse, un reading
simultaneo intercontinentale che sarà ospitato a maggio anche a Bologna.
Il 3 ottobre
2013, a largo di Lampedusa annegarono trecento migranti, molti di origine eritrea. Una
delle più gravi stragi marittime degli ultimi decenni. Da quel momento i 100TPC
di Bologna si sono mobilitati per raccogliere poesie di eritrei, somali,
europei, che volessero dire qualcosa su questa strage o sull'esperienza dell'
immigrazione. Ne venne fuori un ebook su Glob011: “Per i morti di Lampedusa, annegati da
respingimento”. Un
titolo che voleva denunciare le precise responsabilità politiche della strage,
da parte dell'UE e dell'Italia, dovute ai decreti sul respingimento dei
migranti.
Ascolta le
onde alte nere onde sbattono sugli scogli di Lampedusa loro – i migranti ( 500
sono? ) schiacciati l’uno contro l’altro nella stiva colano a picco e annegano
ascolta le loro voci Europa! (Ascolta, Europa! di Giovanna Gentilini)
Sulle rive di Lampedusa Sono sdraiati i resti delle
nostre coscienze gonfie Le rive di Lampedusa Sono il viso sfigurato, gonfio e
mutilato della nostra umanità Oggi! (Gassid Mohammed)
I
respingimenti sono stati veri e propri crimini, per cui l’Italia è stata sanzionata
dalla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo. Ma la strage è stata
trattata come un incidente e ai funerali di Stato dei profughi morti, le
cariche dello Stato italiano sedevano a fianco dei funzionari eritrei
responsabili di quella e di altre carneficine di loro connazionali nel
Mediterraneo e in patria. Erano stati invitati proprio i rappresentanti della
dittatura sanguinaria di Isaias Afewerki, che ha reso l’Eritrea “una
prigione a cielo aperto”, dove donne e uomini sono arruolati a
partire dai dodici anni nell'esercito e spesso sono sottoposti a ogni sorta di
torture. Quelli che riescono a fuggire vengono schedati, quindi se rimandati
indietro (come è successo a quelli del CIE di Ponte Galeria nel 2013 che per
protestare si sono cuciti la bocca), sono condannati a morte. Oltretutto, ci
sono prove che l’Italia abbia fornito
armi a questo regime. Non a caso il 10% degli incassi di "Sotto il Cielo
di Lampedusa" sarà devoluto a EYSNS “Eritrean Youth
Solidarity for National Salvation” – movimento internazionale di eritrei espatriati.
Cara mamma,
sono partita contro il tuo volere/ ti ho lasciata in lacrime, senza riuscire ad
asciugare le tue lacrime questa volta ti lascio per sempre. Ho intrapreso un
cammino difficile e tortuoso/ Ho incontrato molteplici difficoltà. Aimè sono
stata depredata, violentata e torturata. Alle cui urla strazianti ti hanno
obbligata ad assistere e viverle con me via telefono/ affinché impotente/
desolata e distrutta vendessi tutti i tuoi averi elemosinassi anche per strada.
Tutto per riscattare la mia vita perché possa essere liberata e successivamente
rivenduta ad altri trafficanti della morte. (Lacrima sul tuo volto, Bietelihem
Berhane, Eritrea)
La prima
associazione di profughi in Italia: “Freedom and Justice”, è nata a Bologna da una situazione
simile, e rappresenta un'altra delle realtà legate all’Antologia, in cui la
solidarietà umana ha vinto sull'ignoranza e il razzismo. I giovani che la
gestiscono sono scappati dalla guerra civile in Libia nel 2011.
… a casa ci voglio tornare, ma casa mia è la bocca di
uno squalo/ casa mia è la canna di un fucile/ e a nessuno verrebbe di lasciare
casa sua/ a meno che non sia stata lei a inseguirlo fino all’ultima sponda a
meno che casa tua non ti abbia detto/ affretta il passo/ lasciati stare i tuoi
stracci/ striscia nel deserto/ sguazza negli oceani/annega/ salvati/ fatti fame
chiedi l’elemosina dimentica la tua dignità/ la tua sopravvivenza è più
importante. (Casa Warsan Shire (Trad. di Pina Piccolo)
“Come il Titanic
diario a fumetti di un affondamento”, Expris Comics (Il Girovago 2014 ), è un
altro progetto artistico che nasce dall’incontro dei profughi con il tessuto
sociale italiano. La Graphic Novel riporta le esperienze vissute nei “Cantieri Meticci”,
laboratorio teatrale che coinvolge europei, migranti, richiedenti asilo e
rifugiati politici, ospiti delle strutture di accoglienza. “Piccoli miracoli
di integrazione sociale” dice Lorenzo Cimmino, coordinatore del progetto e
editore della Graphic Novel. Miracoli possibili grazie allo sguardo che si
adotta su quel palco: quello del viaggiatore che si svincola da pensieri
imposti, perché attraversa confini e volti di stranieri, fa esperienza con i
vivi, non i corpi dei morti ripresi o fotografati. Tra i diari
dell’affondamento c’è la storia di Antar Mohamed Marincola, autore di una delle
poesie dell’antologia, nonché del romanzo Timira (Einaudi 2012), con Wu Ming 2.
Vengo da lontano, ma non so dove sto andando. Vengo da
lontano senza sapere dove sto andando. Vengo da lontano e ho attraversato il
mio paese crivellato. Vengo da lontano senza avere chiara una meta! Partii da
una capitale in fiamme, che ha perduto lo Stato. Vengo da lontano senza meta e
senza dove. Mio padre si è perduto in una guerra che ha tanta fame e tanta
sete. Mia madre si è ritrovata sola in mezzo a tanti lamenti di infanti. Un
giorno di tanti anni fa, fuggii dalla mia terra che beve sangue invece che
acqua. Ho dimorato galere di tante città diverse, tutte sporche e abitate da
pidocchi. Ho camminato nella sabbia rovente dei deserti, pensavo alla morte ma
la vita mi voleva con sé. Vengo da lontano per trovarmi al mare senza saper
nuotare, vengo da lontano, nonostante la barca ballasse tra le onde, i corpi
gonfi hanno fatto la mia salvezza. (Il Druido di Dublino* Antar Mohamed Marincola)
Sotto il
cielo di Lampedusa c’è passato anche Alfredo Bini, fotogiornalista
che per due volte si è unito alle migliaia di africani che dall’Ovest
dell’Africa partono alla volta della Libia per trovare lavoro o per tentare di
raggiungere l’Europa. Con il suo reportage “Trasmigrazioni”, ha realizzato un ritratto
dell’epopea moderna della migrazione, che sostituisce l’immaginario del
tentativo disperato che abbiamo tutti in mente da questa parte dello
stretto di Suez. Vediamo invece nuovi eroi, stipati in camion sgangherati, con
i volti coperti per ripararsi della sabbia, che hanno assicurato i loro bagagli
penzolanti legandoseli alla vita con corde di spago.
Quando
salgono in uno di questi camion lasciano dietro tutto, come i solchi che
tracciano le ruote avanzando nel deserto. Nel deserto non sanno se moriranno di
sete e se, per esempio, troveranno lavoro in Burkina Faso, nelle piantagioni di
canna da zucchero, per 60 centesimi a giornata. I migranti dell’Africa
occidentale, che di solito partono dal Burkina Faso o dal Mali, rimangono spesso
intrappolati a lavorare in Niger, Chad e Libia.
Tra quelli
che riusciranno a sbarcare nella promessa Europa invece, molti finiranno per
poco più a raccogliere pomodori nelle piantagioni del Sud Italia, altra nicchia
di business per italiani che si nutre dell’immigrazione succhiando ogni risorsa
disponibile a queste persone.
Gli africani
sanno che il viaggio attraverserà anche Stati governati da piccoli tiranni che
sopravvivono grazie ai loro combattenti. Uno dei volti del reportage è Camera,
uomo di 33 anni laureato, rapito da una banda in Chad (al confine con la Libia,
dove nel frattempo era arrivato). Con questi uomini Camera ha vissuto in stato
di vera e propria schiavitù. Procurava l'acqua, curava l'orto, si occupava
della cucina e del bucato. Ed è stato costretto a fare lo stesso, per mesi, per
i militari nigerini.
Nemmeno le armi son da evocare: ne avete già viste
troppe nei vostri paesi, spedite a casse dai nostri produttori di Stato. Sì uno
Stato smemorato e baro che si spazza le suole insanguinate con il ripudio della
guerra e, nel nome nostro anche di noi che siamo qui, esporta morte a buon
mercato. E poi la patria: quale? Cos’è? È solo un mare di dune di sabbia senza
confine prima di un altro mare di dune d’acqua senza approdi. (Quel maledetto metro d’acqua di
Bartolomeo Bellanova)
Situazioni
africane che nonostante anni di lampi mediatici su Lampedusa nessuno ha mai
raccontato. Alfredo Bini dice che questi viaggi hanno un valore che gli verrà
dato dalla storia, come successe per i flussi migratori nell’'800 e nel ‘900.
Tutte queste persone ora parlano all’Italia di migrazione in modo diverso. Con
l’impegno dell’arte e della poesia.
Eppure ogni notte/ prima di ogni partenza/ il buio
s’accendeva di mille lune/ accoglieva il calore di sogni/ che fiorivano/ prima
che le tenebre portassero nuove paure/ prima che/ altre navi/ annegassero altro
futuro/ prima che/ i trafficanti/ portassero altra morte. (Fantasmi di mare, di Anna
Albertano)
sabato 12 aprile 2014
Sabato 12 Aprile ore 21.30 Concerto Jazz a "Angolo B"
Angolo B: il nuovo Circolo Arci
del Pratello di Bologna
Si chiama Angolo B ed è un nuovo Circolo Arci in zona Pratello, precisamente in via San Rocco, 5/d. Un nuovo spazio culturale che aspira a diventare un punto di riferimento per la città in ambito musicale e artistico, al di fuori dei luoghi convenzionali e delle proposte routinarie, all’insegna dell’accessibilità e della contaminazione tra linguaggi e stili differenti. Musica, poesia e letteratura, reading e performance attoriali, arti visive abiteranno quest’angolo del Pratello, dove la socializzazione, la curiosità e l’avventura culturale saranno un’esperienza quotidiana.
Sabato 12 Aprile ore 21.30 Via San Rocco 5d Bologna
Si chiama Angolo B ed è un nuovo Circolo Arci in zona Pratello, precisamente in via San Rocco, 5/d. Un nuovo spazio culturale che aspira a diventare un punto di riferimento per la città in ambito musicale e artistico, al di fuori dei luoghi convenzionali e delle proposte routinarie, all’insegna dell’accessibilità e della contaminazione tra linguaggi e stili differenti. Musica, poesia e letteratura, reading e performance attoriali, arti visive abiteranno quest’angolo del Pratello, dove la socializzazione, la curiosità e l’avventura culturale saranno un’esperienza quotidiana.
Sabato 12 Aprile ore 21.30 Via San Rocco 5d Bologna
MARCO FERRI QUARTET FEAT BJØRN SOLLI
Marco Ferri- Sax
Bjorn Solli- chitarra
Alex Boneham - contrabbasso
Adam Pache - batteria
Quartetto jazz composto dai migliori giovani musicisti jazz della scena attuale. Sound compatto, ben radicato al mainstream jazz e allo stesso tempo aperto alle nuove sonorità Newyorkesi e agli influssi del jazz nord Europeo
Marco Ferri- Sax
Bjorn Solli- chitarra
Alex Boneham - contrabbasso
Adam Pache - batteria
Quartetto jazz composto dai migliori giovani musicisti jazz della scena attuale. Sound compatto, ben radicato al mainstream jazz e allo stesso tempo aperto alle nuove sonorità Newyorkesi e agli influssi del jazz nord Europeo
giovedì 6 marzo 2014
"Luci d'ombre" reading di Bruno Brunini
lunedì 3 febbraio 2014
Antologia SOTTO IL CIELO DI LAMPEDUSA, Rayuela Edizioni 2014 a cura di 100TPC Bologna
Dalla prefazione di Erri De Luca :
I versi di questa raccolta somigliano a onde, stanno in una corrente che accompagna. Mettersi è il verbo di chi deve andare allo sbaraglio di un’emigrazione: mettersi nel viaggio. E’ carovana, pista nel deserto, in mani di mercanti di persone. Sono i peggiori: di qualunque altra mercanzia avrebbero premura di custodia e consegna.Il corpo umano è diventato la più redditizia delle merci. Occupa poco spazio e pure se non sbarca, non arriva a destinazione, ha pagato lo stesso. Naufraga da invincibile. Non può essere fermata la spinta di chi ha smesso di aspettare. Ogni persona delle miriadi che si mettono nel viaggio, si stacca da un’oppressione e si sporge sul vuoto. Questi versi plurali, irregolari, non possono riempirlo, ma vogliono tenere compagnia alla vita sospesa dei viaggianti.
Dalla postfazione di 100 Thousand Poets for Change - Bologna
"... Degli oltre 20 mila morti che si calcola siano annegati nel mare di mezzo negli ultimi vent'anni nel corso di queste traversate, i 367 che sono annegati la sera del 3 ottobre a poche centinaia di metri dall'Isola dei Conigli sono tra quelli che hanno suscitato maggiore sgomento, commozione e indignazione... Come attivisti di '100 Thousand Poets for Change - Bologna' non potevamo non cogliere l'emozione sprigionata da queste 'morti da respingimento': il radar dei sentimenti ha registrato uno sberluccichio diffuso di repulsione per il fondo che abbiamo toccato come civiltà e di desiderio di recuperare un senso di umanità, di trovare soluzioni che non fossero quelle di militarizzare ulteriormente la 'fortezza Europa' e di inviare droni a colpire popolazioni già colpite. Come poeti abbiamo sentito l'urgenza sia di esprimere indignazione e dolore, sia di sostenere con versi, metafore e immagini questo desiderio di cambiamento diffuso."
Hanno offerto i propri contributi poetici a questa antologia:
Anna Albertano, Khaled Soliman Al-Nassiry, Hamid Barole Abdu, Bartolomeo Bellanova, Bietelihem Berhane, Alessandro Bon, Cristina Bove, Bruno Brunini, Jorge Canifa Alves, Alessandra Carnaroli, Nadia Cavalera, Roberto Cavallo, Elena Cesari, Gianfranco Corona, Rosana Crispim Da Costa, Asmae Dachan, Francesco Dal Corso, Alessandro Dall’Olio, Luca De Risi, Antonio Devicienti, Patrizia Dughero, Leila Falà, Giulia Fantoni, Fernanda Ferraresso, Giulia Angela Fontana, Caterina Franchetta, Paolo Gagliardi, Federica Galletto, Giovanna Gentilini, Fabia Ghenzovich, Chiara Giangiordano, Annamaria Giannini, Lucia Guidorizzi, Valdo Immovilli, Selam Kidane, Mohamed Malih, Marina Mazzolani, Awa Meite Van Til, Karim Metref, Anna Milici, Antar Mohamed Marincola, Gassid Mohammed, Annamaria Moscatiello, Mara Paltrinieri, Maria Chiara Papazzoni, Riccardo Paradoz, Sebastiano A. Patanè Ferro, Graziamaria Pellecchia, Pina Piccolo, Poetainazione, Graziella Poluzzi, Brenda Porster, Susanne Portmann, Patricia Quezada, Valeria Raimondi, Marco Ribani, Maria Angela Rossi, Nina Sadeghi, Meth Sambiase, Maria Sardella, Francesco Sassetto, Katia Sassoni, Silvia Secco, Giacomo Sferlazzo, Warsan Shire, Antonella Tavarella, Maria Luisa Vezzali, Visar Zhiti, Claudia Zironi
Nel 2011 i poeti Michael Rothenberg e Terri Carrion lanciano un appello a tutti poeti del mondo chiedendo di utilizzare la poesia per veicolare l'urgenza di cambiamenti a livello sociale, economico, politico, ambientale. Nasce così 100 Thousand Poets for Change, un movimento che ha continuato a evolversi finendo per riunire nei suoi eventi fino a seicento poeti in 115 paesi. Poets for Change - Bologna si muove soprattutto in Emilia Romagna e quest'anno, alla fine di settembre, ha dato vita a una manifestazione di 3 giorni coinvolgendo più di 200 poeti. Nel 2013 eventi di poesia all'insegna del cambiamento sono stati organizzati in innumerevoli città italiane.
Anna Albertano, Khaled Soliman Al-Nassiry, Hamid Barole Abdu, Bartolomeo Bellanova, Bietelihem Berhane, Alessandro Bon, Cristina Bove, Bruno Brunini, Jorge Canifa Alves, Alessandra Carnaroli, Nadia Cavalera, Roberto Cavallo, Elena Cesari, Gianfranco Corona, Rosana Crispim Da Costa, Asmae Dachan, Francesco Dal Corso, Alessandro Dall’Olio, Luca De Risi, Antonio Devicienti, Patrizia Dughero, Leila Falà, Giulia Fantoni, Fernanda Ferraresso, Giulia Angela Fontana, Caterina Franchetta, Paolo Gagliardi, Federica Galletto, Giovanna Gentilini, Fabia Ghenzovich, Chiara Giangiordano, Annamaria Giannini, Lucia Guidorizzi, Valdo Immovilli, Selam Kidane, Mohamed Malih, Marina Mazzolani, Awa Meite Van Til, Karim Metref, Anna Milici, Antar Mohamed Marincola, Gassid Mohammed, Annamaria Moscatiello, Mara Paltrinieri, Maria Chiara Papazzoni, Riccardo Paradoz, Sebastiano A. Patanè Ferro, Graziamaria Pellecchia, Pina Piccolo, Poetainazione, Graziella Poluzzi, Brenda Porster, Susanne Portmann, Patricia Quezada, Valeria Raimondi, Marco Ribani, Maria Angela Rossi, Nina Sadeghi, Meth Sambiase, Maria Sardella, Francesco Sassetto, Katia Sassoni, Silvia Secco, Giacomo Sferlazzo, Warsan Shire, Antonella Tavarella, Maria Luisa Vezzali, Visar Zhiti, Claudia Zironi
Nel 2011 i poeti Michael Rothenberg e Terri Carrion lanciano un appello a tutti poeti del mondo chiedendo di utilizzare la poesia per veicolare l'urgenza di cambiamenti a livello sociale, economico, politico, ambientale. Nasce così 100 Thousand Poets for Change, un movimento che ha continuato a evolversi finendo per riunire nei suoi eventi fino a seicento poeti in 115 paesi. Poets for Change - Bologna si muove soprattutto in Emilia Romagna e quest'anno, alla fine di settembre, ha dato vita a una manifestazione di 3 giorni coinvolgendo più di 200 poeti. Nel 2013 eventi di poesia all'insegna del cambiamento sono stati organizzati in innumerevoli città italiane.
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