lunedì 1 aprile 2019
Surrealist Lee Miller, Palazzo Pallavicini, Bologna, dal 14 marzo al 9 giugno 2019
La prima italiana della retrospettiva dedicata ad una delle fotografe più importanti del Novecento, a Palazzo Pallavicini, via S.Felice 24, Bologna dal 14 marzo al 9 giugno 2019.
La mostra “Surrealist Lee Miller”, organizzata da Palazzo Pallavicini e curata da ONO arte contemporanea, si compone di 101 fotografie che ripercorrono l’intera carriera artistica della fotografa, attraverso quelli che sono i suoi scatti più famosi e iconici, compresa la sessione realizzata negli appartamenti di Hitler, raramente esposte anche a livello internazionale e mai diffuse a mezzo stampa per l’uso improprio fattone negli anni da gruppi neonazisti.
Lanciata da Condé Nast sulla copertina di Vogue nel 1927, Lee Miller diventa una delle modelle più apprezzate e richieste dalle riviste di moda, ritratta da fotografi come Edward Steichen, George Hoyningen-Huene o Arnold Genthe. Innumerevoli i servizi fotografici di cui è stata protagonista, fino a quando non decide di passare dall’altra parte dell’obiettivo.
Profondamente colpita dalle immagini del fotografo e artista Man Ray, ne diventa modella e musa ispiratrice e instaura con lui un duraturo sodalizio artistico e professionale che li porterà a sviluppare la tecnica della solarizzazione. Amica di Picasso, Ernst, Cocteau, Mirò e di tutta la cerchia dei surrealisti, Miller apre a Parigi il suo primo studio affermandosi come ritrattista e fotografa di moda, anche se il nucleo più importante di opere in questo periodo è certamente rappresentato dalle immagini surrealiste: le celebri Nude bent forward, Condom e Tanja Ramm under a bell jar, opere presenti in mostra, accanto ad altri scatti che mostrano appieno come il percorso artistico di Lee Miller sia stato, non solo autonomo, ma tecnicamente maturo e concettualmente sofisticato.
Nel 1932 torna a New York per aprire un nuovo studio fotografico, ma due anni dopo si trasferisce al Cairo con il marito, l’uomo d'affari egiziano Aziz Eloui Bey. I lunghi viaggi nel deserto dove fotografa villaggi e rovine, l’avvicinano alla fotografia di reportage, un genere che porta avanti anche negli anni successivi quando viaggia nel sud e nell’est Europa con l’artista surrealista Roland Penrose (poi suo secondo marito). Nel 1939 si trasferisce a Londra e inizia a lavorare come fotografa freelance per Vogue. Nel 1944 è corrispondente accreditata al seguito delle truppe americane e collaboratrice del fotografo David E. Scherman per le riviste “Life” e “Time”. Fu lei l’unica fotografa donna a seguire gli alleati durante il D-Day e a documentare le attività al fronte e durante la liberazione. Alla scoperta degli appartamenti di Hitler a Monaco di Baviera scatta quella che probabilmente è la sua fotografia più celebre: l’autoritratto nella vasca da bagno del Führer.
Dopo la guerra Lee Miller ha continuato a collaborare con Vogue per altri due anni, ritirandosi poi lentamente dalla scena artistica. Fondamentale il suo apporto alle biografie scritte da Penrose su Picasso, Mirò, Man Ray e Tapies.
Orari:
da giovedì a domenica 11-20 (ore 19 ultimo ingresso)
Chiuso il lunedì, martedì e mercoledì
Aperture straordinarie:
22 e 25 aprile 11-20 (ore 19 ultimo ingresso)
1 maggio 11-20 (ore 19 ultimo ingresso)
2 giugno 11-20 (ore 19 ultimo ingresso)
martedì 26 marzo 2019
"Napoli nostalgia di domani" di Paolo Macry, giovedì 28 marzo 2019, ore 18, libreria Feltrinelli, piazza Ravegnana 1 Bologna

Storico dell’età contemporanea e commentatore politico, Paolo Macry si immerge nel cuore del capoluogo campano per coglierne l’essenza più profonda: nel libro “Napoli. Nostalgia di domani” (Il Mulino) l’autore va oltre il pessimismo indulgente, gli stereotipi e l’aneddotica per tracciare il quadro di una città difficile ma mai rassegnata. Intervengono Alberto De Bernardi, Mauro Felicori e Luigi Spina.
Napoli è una
sorpresa che deve essere cercata senza pigrizie nella carne viva del suo
corpo affollato, accettando le tensioni di un viaggio in territori
ignoti. È un catalogo di possibilità che la storia ha reso talvolta
drammatico. Uno specchio di intelligenze, passioni, ferite, in cui a
ciascuno è dato ritrovare qualcosa di se stesso.
Napoli è uno di quei luoghi che ciascuno crede di
conoscere anche se non li ha mai visti. Un immaginario spesso
ideologico, fatto di stereotipi, di racconti ossificati, di un’infinita
aneddotica. La città si giudica continuamente e viene continuamente
giudicata. Sconta il pessimismo indulgente che non di rado gli stessi
«nativi» si cuciono addosso e sconta la lontananza culturale, arcigna o
paternalistica, di chi la osserva dall’esterno. Di Napoli, Paolo Macry
tocca le nervature profonde, ripercorre i segni di un tessuto urbano
bimillenario, i comportamenti di lungo periodo della popolazione.
Insegue le fratture drammatiche della sua storia, le esperienze
politiche che l’hanno segnata, fino alle vicende di tre sindaci-sovrani,
Lauro, Bassolino e de Magistris. Ci trasmette la suggestione di una
città difficile e mai rassegnata. Napoli, per chi voglia conoscerla,
capirla, ritrovarla, continua a essere un mondo. Un mondo da pensare. O
forse un modo di pensare.
Paolo Macry, storico dell’età
contemporanea e commentatore politico. Tra i suoi libri per il Mulino
ricordiamo «Ottocento» (2002), «Gli ultimi giorni. Stati che crollano
nell’Europa del Novecento» (2009) e «Unità a Mezzogiorno» (2012).
mercoledì 20 marzo 2019
Il 21 marzo 2019 in tutta Italia la XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie
http://www.liceozucchi.gov.it/Studenti/DocumentiStudenti/XXIII%20giornata%20della%20memoria%20e%20dell%27impegno.pdf
venerdì 22 febbraio 2019
Il Viaggio di Bemolle, sabato 2 marzo 2019 ore 21, Teatro Dehon via Libia 59 Bologna
viaggio di Bemolle” presentato dalla compagnia teatrale “Sopra le righe” testo e regia di Gabriele De Pasquale, inaugura sabato 2 marzo alle ore 21.00 al Teatro Dehon via Libia 59 Bologna, la quattordicesima edizione della rassegna “Diverse abilità in scena” promossa dall’associazione Gli amici di Luca onlus. Quasi due ore di spettacolo, quattordici canzoni inedite, totalmente cantato dal vivo. Testi di Gabriele De Pasquale - Musiche e arrangiamenti di Giacomo Dalla - Armonizzazione dei Sopra le Righe. L’incasso sarà devoluto alla Casa dei Risvegli Luca de Nigris.Biglietto euro 10 prevendita Vivaticket. Info:3311502262.
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mercoledì 20 febbraio 2019
Paths of hope and despair, mostra fotografica di Yannis Behrakis
Paths of hope and despair
Sono fuggiti nel cuore della notte, con i propri beni rinchiusi in
sacchi neri di plastica. Si sono nascosti in camion o stipati in barche
e sono scappati, fuggiti via correndo, superando checkpoint e
barricate, guadando fiumi e barcollando sulle sommità delle colline.
Hanno lasciato le loro case in cerca di sicurezza – Bosnia, Somalia, Albania, Iraq, Croazia, Libia, Cecenia, Kosovo, Siria e non solo. Genitori, fratelli, mogli sono rimasti indietro, in attesa. Molti non ce l’hanno mai fatta. Molti di più resteranno per sempre allo stato di rifugiati.
Per quasi tre decenni, il fotografo della Reuters, Yannis Behrakis, è stato testimone del movimento di massa di queste persone: gli oppressi e i torturati, i minacciati e i picchiati. Nel Medio Oriente, in Africa, in Asia, nei Balcani e altrove in Europa, il lavoro di Behrakis è la prova della natura ciclica del conflitto e ci ricorda la conseguenza inevitabile della guerra: l’esodo. [...] (Testo di Carolina Taggaris / Traduzione di Alberto Scarinci)
Mostra a cura di Dipartimento di Scienze dell'Educazione "Giovanni Maria Bertin"; Biblioteca di Scienze dell'Educazione "Mario Gattullo". In collaborazione con Fondazione Alma Mater.
Orari di apertura:
da lunedì a venerdì 9.00-18.00; sabato 9.00-12.00
Hanno lasciato le loro case in cerca di sicurezza – Bosnia, Somalia, Albania, Iraq, Croazia, Libia, Cecenia, Kosovo, Siria e non solo. Genitori, fratelli, mogli sono rimasti indietro, in attesa. Molti non ce l’hanno mai fatta. Molti di più resteranno per sempre allo stato di rifugiati.
Per quasi tre decenni, il fotografo della Reuters, Yannis Behrakis, è stato testimone del movimento di massa di queste persone: gli oppressi e i torturati, i minacciati e i picchiati. Nel Medio Oriente, in Africa, in Asia, nei Balcani e altrove in Europa, il lavoro di Behrakis è la prova della natura ciclica del conflitto e ci ricorda la conseguenza inevitabile della guerra: l’esodo. [...] (Testo di Carolina Taggaris / Traduzione di Alberto Scarinci)
Mostra a cura di Dipartimento di Scienze dell'Educazione "Giovanni Maria Bertin"; Biblioteca di Scienze dell'Educazione "Mario Gattullo". In collaborazione con Fondazione Alma Mater.
Orari di apertura:
da lunedì a venerdì 9.00-18.00; sabato 9.00-12.00
lunedì 11 febbraio 2019
La Musa Inquieta, Sabato 16 febbraio 2019 ore 17 Libreria Einaudi Bologna
LA MUSA INQUIETA
Sul dissidio tra poesia e filosofia
seguito da
Recital di poesia
Angela Peduto e Raffaele Riccio
Partecipano gli attori Marta Di Tella e Filippo Lanzi
Sabato 16 febbraio 2019, ore 17
Libreria Einaudi, Via Mascarella 11/A - Bologna
Ingresso libero. Posti a disposizione limitati
Già nello Ione, e poi in maniera definitiva nella Repubblica,
prende forma l’opposizione tra poesia e filosofia. Il programma di
Platone, in quel preciso momento storico, è di sostituire alla
« poesia » - e ai suoi strumenti di diffusione - la « filosofia » con i
suoi nuovi strumenti - primo fra tutti la discussione dialettica -, come
base formativa dell’anima dell’uomo. Benché ci sia una radicale
differenza tra la concezione della poesia dell’uomo antico e quella
dell’uomo moderno, non c’è dubbio che la condanna platonica abbia
influenzato il modo successivo di concepire la poesia nella cultura
occidentale. La poesia, respinta ai margini, sottoposta a discorsi ora
troppo tecnici ora troppo vaghi, ha perso la sua funzione nel processo
di conoscenza e mai – se non con rare eccezioni – è stata posta al
centro di una cruciale riflessione sul linguaggio.
E’ nel pensiero di Maria Zambrano,
filosofa spagnola costretta per gran parte della vita all’esilio, che si
trovano indicazioni originali. Convergono in esso la riflessione
politica e filosofica, la poesia di Machado, la mistica di Giovanni
della Croce. A partire dal gesto originario che separò filosofia e
poesia condannandole all’estraneità, la filosofa interroga il senso
aperto e profondamente problematico della condanna platonica. “Ci
dev’essere stato un momento in cui sentire e capire non erano separati”:
ma riunirli non significa risolvere e ricucire il rapporto
filosofia-poesia; significa spingersi verso una nuova logica, che potrà darsi solo attraversando fino in fondo le loro contraddizioni e il loro conflitto.
sabato 9 febbraio 2019
Foibe, 10 febbraio giorno del ricordo
Celebrare la Giornata del Ricordo “significa rivivere una grande tragedia italiana”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale per commemorare la tragedia delle Foibe, definita “un capitolo buio della storia nazionale e internazionale”, che” causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente”. Mentre, infatti, sul territorio italiano “la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione – ha spiegato il capo dello Stato – e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza attendeva gli italiani” nelle zone occupate dalle truppe jugoslave.
“Non si trattò – come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare – di una ritorsione contro i torti del fascismo”, ha aggiunto Mattarella. Perché tra “le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale”, vi furono “molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni”. Il presidente della Repubblica ha ricordato come “solo dopo la caduta del muro di Berlino – il più vistoso, ma purtroppo non l’unico simbolo della divisione europea – una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa “pagina strappata alla storia e all’identità della nazione”.
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